Ciao Garden Lovers,
oggi vi porto dietro le quinte di un’intervista che mi ha colpito dritto al cuore. Ho avuto il piacere di scambiare due chiacchiere con Andrea Castagnaro, paesaggista con la P maiuscola e, soprattutto, uno che il Giardino Mediterraneo lo vive, lo studia e lo realizza sul serio. Andrea lavora in Liguria e, insieme, abbiamo realizzato ben tre giardini.
Oggi siamo in quello che abbiamo fatto a Camogli.

Inizio cantiere del giardino di Camogli

Una combinazione di Stipa e Verbena

Dettaglio di una bordura

Dalla casa verso la piscina
Giardino Mediterraneo: non solo mare e palme
Tutti pensano che il Giardino Mediterraneo sia roba da riviera, magari con due ulivi e qualche lavanda sparsa qua e là. Sbagliato. Andrea lo dice chiaramente: il giardino mediterraneo è una filosofia, non una cartolina. E, sorpresa delle sorprese, può funzionare benissimo anche lontano dal mare, perfino in zone più fredde. La chiave? Il suolo. E qui arriva la prima lezione: puoi avere le piante più belle del mondo, ma se le metti in un terreno sbagliato, è come costruire una villa su fondamenta di sabbia. Serve drenaggio perfetto, perché le piante mediterranee – e quelle subtropicali – odiano i ristagni. E questo vale doppio d’inverno, quando rischiano il gelo.
Andrea mi ha raccontato che uno dei più grandi errori che vede fare è risparmiare proprio sulla lavorazione del terreno. E sì, costa. Ma costa di più – fidatevi – dover rifare tutto dopo pochi anni perché le piante non hanno attecchito. La verità è che un terreno ben lavorato ti fa guadagnare in salute delle piante, risparmio idrico e bellezza duratura. Le radici devono andare in profondità, dove l’acqua non manca mai, e solo così le piante diventano davvero autonome.
Estivazione: quando la pianta dorme (e tu devi lasciarla stare)
Un concetto che mi ha colpito è quello dell’estivazione. Lo conoscete? Io sì, ma sentirlo spiegare da Andrea mi ha aperto ancora di più gli occhi. Le piante mediterranee, in piena estate, vanno in “pausa”: chiudono le foglie, si spogliano, sembrano stanche. Ma è una strategia intelligente: trattengono i liquidi e sopravvivono alla siccità.
E qui arriva l’errore numero uno di chi non conosce queste dinamiche: dare acqua. No, sbagliato! È come svegliare qualcuno che sta recuperando le forze. Queste piante vogliono acqua solo quando serve davvero, non a piccole dosi continue. Ecco perché è fondamentale che progettista, giardiniere e cliente parlino la stessa lingua. Bisogna capire come funziona la natura, altrimenti si rischia di fare più danni che altro.
Manutenzione mirata, non assente
Un altro mito da sfatare: il giardino mediterraneo “non ha bisogno di manutenzione”. Falso. Andrea lo spiega bene: non è che non serva manutenzione, è che serve quella giusta. Non devi tagliare e potare ogni settimana, ma quando lo fai devi sapere esattamente come e perché. La qualità conta più della quantità. E qui entra in gioco il vero giardiniere: uno che capisce, che osserva, che sa spiegarti cosa sta succedendo al tuo giardino. La competenza fa tutta la differenza.
La pazienza è la chiave: un giardino vero ha bisogno di anni
Lo dico sempre anch’io, ma fa piacere sentirlo da un altro professionista: un giardino, quello vero, ha bisogno di tempo per maturare. Andrea parla di 4-5 anni per vedere davvero il giardino mediterraneo diventare adulto, con le piante che interagiscono tra loro e creano una comunità vegetale stabile.
Il primo anno è cruciale. È come il primo anno di scuola per un bambino: se lo segui bene, se lo accompagni, poi sarà tutto più semplice. E deve farlo chi ha creato quel giardino. Troppo spesso vedo lavori meravigliosi rovinati da una cattiva gestione dopo la consegna. E fidatevi: un cliente che capisce questa cosa è un cliente felice a lungo termine.
Prati alternativi: addio al prato all’inglese?
Altro tema caldissimo: i prati alternativi. Andrea propone soluzioni intelligenti, mix di piante come Lippia, Erigeron, trifoglio… Tutto ciò che resiste alla siccità, consuma poca acqua e, diciamolo, ha anche il suo fascino estetico. È un tema attualissimo, soprattutto oggi che l’acqua è una risorsa sempre più preziosa. Un prato così si taglia tre-quattro volte l’anno e basta, non una volta a settimana come il classico prato all’inglese. E in più puoi giocare con colori, texture, altezze. Insomma, meglio per l’ambiente e meglio per noi.
La Liguria: la sfida più bella
Andrea e io siamo d’accordo su un punto: la Liguria è dura, ma bellissima. Lavorare su terrazzamenti, muretti, accessi impossibili è un’impresa titanica. Ogni terrazza è un microcosmo a sé: esposizione diversa, suolo diverso, umidità diversa. Ma se fai bene questo mestiere, la Liguria diventa la tua palestra definitiva.
E poi c’è un potenziale enorme ancora inespresso: i terrazzi delle città, soprattutto Genova, che potrebbero trasformarsi in giardini pensili spettacolari. Verde che cambia la faccia della città, che migliora la qualità della vita, che estende lo spazio abitativo. Un sogno? No, una possibilità concreta. Serve solo più cultura del verde. E gente preparata.
Conclusione: il giardino è un percorso, non un punto d’arrivo
Questa chiacchierata con Andrea Castagnaro mi ha confermato una cosa: il giardino non è mai solo estetica. È scienza, tecnica, pazienza. È un ecosistema che evolve. E va seguito, compreso, rispettato. Il potenziale della Liguria – e dei giardini mediterranei in generale – è immenso. Ma serve fare squadra tra progettisti, giardinieri e clienti.
Noi ci siamo. E voi, Garden Lovers?
Alla prossima!
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